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Ok, blog personale, ma quanto?

giugno 20, 2008

[…] di quelle cose che le ragazze scrivevano nel diario segreto, quello col lucchetto, prima che inventassero i blog…

Maurizio

Poco alla volta mi tornano in mente tutte le domande sui blog che mi sono posto negli ultimi anni, e che erano finite nel dimenticatoio. Mi riferisco ai blog personali.

Il dubbio fondamentale è: potrò pentirmi in futuro di qualcosa che ho pubblicato sul web?

A WSDM 2008, Hector Garcia-Molina (per intenderci, il PhD advisor dei fondatori di Google) nel suo keynote speech ha parlato della storia di Internet. Dopo aver gelato il pubblico mostrando l’immagine di un torero incornato da un toro (e se la sua intenzione era di fare una battuta non l’ha capita nessuno) ha raccontato un aneddoto che ha riportato l’umore della sala a livelli accettabili: trova suo figlio su Facebook, e incuriosito aggiunge il suo profilo. Nel leggerlo, scopre con grande sorpresa che ha due hobby: “smoking” e “drinking” (risata del pubblico).

Anche se immagino che la storia fosse volutamente colorita, è piuttosto emblematica. Quando scriviamo abbiamo di fronte uno schermo, non il lettore. Informazioni che può essere divertente esternare ad un lettore (ad esempio, un amico) possono essere compromettenti/imbarazzanti quando è qualcun altro a leggerle (ad esempio, il padre). E nel momento di scrivere se pensiamo all’interlocutore pensiamo all’amico (chi, idealmente, vorremmo fosse raggiunto dal messaggio).

E riprendendo la citazione in apertura (di un mio amico e collega), la situazione può essere persino peggiore per chi ha scoperto il web come qualcosa di preconfezionato, con i vari Spaces, MySpace, WordPress, senza rendersi conto di cosa c’è intorno, come ad esempio i motori di ricerca, e di come è nato e si è evoluto. Me ne sono accorto leggendo blog di ragazzi/ragazze sparsi per la rete. Probabilmente hanno interpretato il mezzo come una comunicazione esclusiva con un gruppo selezionato di persone, i detentori dell’URL. E quindi ne hanno fatto il loro diario segreto, scrivendo cose così private che probabilmente si vergognerebbero a dire a voce; e parlando di persone dando per scontato che queste non leggeranno.

A voler essere neo-positivisti, dobbiamo ringraziare queste persone: stanno insegnando alla macchina che “xke” vuol dire “perché”.

E io, che vengo classificato come geek e uso internet da prima che esistesse il PHP, sono ben a conoscenza di questi problemi e quindi non mi tangono? Sembra proprio di no…

Ci può consolare il fatto che tanto i post e le pagine si possono editare/cancellare? No. Il web non dimentica. Due leggi famose ci sono contro: legge di Murphy e legge di Moore.

Legge di Murphy (corollario): Più compromettente è una pagina, più crawler la scaricheranno.
Legge di Moore (versione storage): la crescita della capacità di memorizzazione (orizzontale) è esponenziale. Il che vuol dire che assumendo che la generazione di contenuto sia anch’essa esponenziale, ma con base più piccola, ogni tot anni possiamo backuppare tutta la storia passata e ci resta ancora metà dello spazio. Inoltre lo storage è distribuito. Niente più biblioteche di Alessandria. Potrebbe casomai succedere che i programmi di domani non riescano più a leggere i formati di oggi? (vi è mai capitato di dover aprire un file scritto con WordPerfect su un floppy da 5″ 1/4?) Non vi preoccupate, si stanno diffondendo i formati aperti.

Se quanto sto scrivendo qui è praticamente eterno, mi capiterà di rileggerlo tra 30-40 anni? Di tanto in tanto ritrovo i messaggi che scrivevo quando avevo 13-14 anni nei newsgroup, e pur ricordandoli non mi riconosco (e sorprendentemente il mio inglese era migliore di adesso…). Spero che WordPress funzioni ancora nel 2040, potrò rispondermi in un commento.

Ci sono dei futuri lettori così lontani nello spazio e nel tempo che ancora non riesco ad immaginarli? Se scrivo che non mi va di studiare, e racconto di quando copiavo i compiti, con che coerenza potrò rimproverare un mio eventuale figlio che sia riuscito a trovare il “vecchio blog del babbo”?

Immagino che filosofi e sociologi stiano studiando anche questi interrogativi (altrimenti che ci stanno a fare?). Dear lazyweb, qualche riferimento?

3 commenti

  1. … ne hanno fatto il loro diario segreto, scrivendo cose così private che probabilmente si vergognerebbero a dire a voce…

    This article needs additional citations for verification.


  2. @Luca (TheDawnOfTheDudes) : Very funny


  3. Può darsi che tu abbia ragione; ma secondo me il segreto è saper usare un blog in modo intelligente, per esempio, appunto, per salutare gli amici, o per divertire senza offendere, o anche solo per avere una paginetta colorata e farsi conoscere. Io ho un blog piccolo piccolo, appena aperto, e scrivo qualche pezzetto delle mie storie.
    Per i miei pensieri personali ho il diario, che è privato e molto più funzionale.



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